Arabian

Il lento movimento dei fianchi di una donna che danza un rituale della fertilità terrestre praticata davanti alla Dea Mamma Inanna, il movimento del bacino delle danzatrici orientali (shimmy), un rosso scuro, notturno e misterioso. È questo ciò che ci evoca Arabian. Il rosso è l'immagine del fuoco e della bellezza, della forza impulsiva, della giovinezza, della salute e del Eros: libero e trionfatore.
L'ambivalenza da cui proviene tutto il fascino del Rosso porta dentro di se, strettamente legate, le più profonde pulsioni umane: la razionalità e la passione. Queste si muovono con ritmi arabeggianti che corrono e rallentano, come i balli che imitano le forme della natura, come le onde del mare.
Le “Mille e una notte” rievocano la danza del ventre ma non quella occidentale spogliata da ogni traccia di sacralità, ma del vero "danse du ventre", che ha stregato i soldati di Napoleone, la danza per la quale le celebri "ghawazee" sono state bandite dal Cairo. Il ballo evocato dal racconto ricorda l'immagine della sera rossastra che stava a simboleggiare la continuazione dei racconti per il sultano Sahriar, stregato dalle storie raccontate notte dopo notte narranti i viaggi del marinaio Sinbad e le avventure di Ali Baba, e sempre curioso di scoprire il seguito delle vicende della bellissima figlia del Visir. Nel racconto il Sultano Sahriar confessa a Sheherezada:"Ascoltandoti lungo queste mille e una notte, ne esco profondamente cambiato e allegro, e impregnato dalla gioia di vivere". Ma come è riuscita Sheherezada ad addomesticare il tirano re? Ebbene, questa è un altra storia.







